La nuova Libia e l’incognita della sharia
Una delle maggiori incognite di queste rivolte arabe è il peso che gli islamisti giocheranno nel futuro di quei paesi, strategici anche per la sicurezza dell’occidente e d’Israele. In Egitto si oscilla fra fondamentalismo islamico, attivismo pro democrazia e restaurazione militare. Leggi Tutto il languore del Rixos di Toni Capuozzo
13 AGO 20

Una delle maggiori incognite di queste rivolte arabe è il peso che gli islamisti giocheranno nel futuro di quei paesi, strategici anche per la sicurezza dell’occidente e d’Israele. In Egitto si oscilla fra fondamentalismo islamico, attivismo pro democrazia e restaurazione militare. In Tunisia si aspetta di vedere quanto forte sarà la famosa società tunisina “laica”, contro un partito Ennahda che avanza baldanzoso. In Libia il crescente peso degli estremisti islamici è emerso fin da subito con gli ex jihadisti reduci da Afghanistan e Iraq andati a combattere con i ribelli. I Fratelli musulmani, al Qaida, la galassia islamica africana, tutti hanno dato sostegno ai rivoltosi. Una fatwa emessa dal Yusuf Qaradawi aveva sollecitato a mettere a morte Muammar Gheddafi, dichiarato “apostata”. Giorni fa il generale Abdel Fattah Younes, comandante militare dei ribelli, è stato ucciso dalla frangia islamica.
Ma il peso dell’ala islamista lo si vede ora sul piano della dichiarazione costituzionale, resa nota il 18 agosto dal Consiglio nazionale di transizione. Questa Carta dice che “l’islam è la religione e la sharia la principale sorgente legislativa”. Resta da vedere se le chiavi del futuro di Tripoli finiranno nelle mani dell’occidentalizzante neoliberista Mahmoud Jibril e della sua compagine accolta all’Eliseo, o di questa falange di combattenti barbuti e fanatizzati che grida “Allah Akhbar” mentre fa a pezzi i ritratti del colonnello. Non bisogna dimenticare che gli islamisti sono abbastanza scaltri da usarci fintanto che non avranno raggiunto il potere, per rivoltarsi contro di noi in quanto “infedeli” e “occidentali” non appena gli sarà data l’opportunità.
Ma il peso dell’ala islamista lo si vede ora sul piano della dichiarazione costituzionale, resa nota il 18 agosto dal Consiglio nazionale di transizione. Questa Carta dice che “l’islam è la religione e la sharia la principale sorgente legislativa”. Resta da vedere se le chiavi del futuro di Tripoli finiranno nelle mani dell’occidentalizzante neoliberista Mahmoud Jibril e della sua compagine accolta all’Eliseo, o di questa falange di combattenti barbuti e fanatizzati che grida “Allah Akhbar” mentre fa a pezzi i ritratti del colonnello. Non bisogna dimenticare che gli islamisti sono abbastanza scaltri da usarci fintanto che non avranno raggiunto il potere, per rivoltarsi contro di noi in quanto “infedeli” e “occidentali” non appena gli sarà data l’opportunità.
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